Famiglia Gropallo.
Giovanni Viganò, trombettiere: la campagna di Sicilia.
Già nel 1859, dopo la battaglia di S. Fermo vinta da Garibaldi contro gli austriaci, andò a Como dove entrò volontario nei Cacciatori delle Alpi. Dopo la battaglia di Magenta, i garibaldini raggiunsero Laveno, città controllata dagli austriaci che, alla vista dei volontari. lasciarono i forti dove erano asserragliati. Scoppiata improvvisamente la pace, Giovanni congedato tornò al suo lavoro a Milano dove, poco dopo, fu raggiunto dalla notizia della spedizione di Garibaldi in Sicilia. Pieno d’entusiasmo, Giovanni, che aveva solo 19 anni, lasciò tutto e, dopo un breve ritorno alla sua Besana, s’avviò verso Genova insieme ad altri due concittadini che poi, spaventati, desistettero. Senza perdersi d’animo, Giovanni proseguì da solo verso quella lontana e sconosciuta città ligure. Malauguratamente riuscì ad arrivare al porto di Genova dopo che erano già partite le due navi, Piemonte e Lombardo, requisite da Garibaldi per l’impresa dei Mille. S’imbarcò quindi su altri piroscafi che gli inglesi avevano messo a disposizione dei numerosi volontari accorsi in città (a dimostrazione del diretto intervento dell’Inghilterra nel conflitto).
Con le nuove navi, Giovanni, insieme a numerosi altri volontari, raggiunse Messina, nel frattempo occupata dai garibaldini. Qui lui e i nuovi volontari vennero inquadrati nel battaglione detto dei “bersaglieri della Brigata Eber”, che di fatto era prevalentemente costituita da volontari stranieri, in particolare ungheresi. Nándor Éber, nobile e giornalista guidò la brigata con il grado di Colonello Brigadiere durante le prime fasi della campagna. Dopo Éber, presero il comando della legione prima il Tenente Colonello Tukory (caduto a Palermo nel maggio del 1860) e successivamente István (Stefano) Türr. Questa brigata nell’estate del 1860 fu inviata in provincia di Avellino per reprimere i focolai di rivolta filo-borbonica; Giovanni, essendo un soldato della Eber, partecipò anche a questa dolorosa campagna… contro il “brigantaggio”.
Giovanni in una lettera scritta di suo pugno nel 1910, cinquantenario della Liberazione dell’Italia, inviata al giornale “Il Secolo di Milano” rivendica che “anche i secondi sbarcati in Sicilia (come lui stesso) hanno avuto la possibilità di far parte dei Mille…”
E ancora “ i Garibaldini del ’60 sono i veri Garibaldini che portavano la camicia rossa”, e più avanti scrive: “Io ero la tromba, quindi sempre alla testa del battaglione”… Nella stessa lettera Giovanni aggiunge, tra molte altre notizie, che lui e i suoi commilitoni, molti reduci delle campagne del ’59, erano “mediocremente istruiti, ben armati con carabine nuove e anche ben vestiti”.

Cacciatori delle Alpi

Spedizione dei Mille - Imbarco a Quarto - Musei di Genova
