Famiglia Gropallo.
Ringraziamento al pronipote Angelo Viganò e la giovinezza del garibaldino Giovanni Viganò.
Prima di descrivere la straordinaria vita di Giovanni Viganò, un sentito ringraziamento rivolgiamo ad Angelo Viganò, bis nipote del garibaldino Giovanni, che ci ha fatto partecipe dei suoi ricordi e ci ha fornito i molti dati necessari a ricostruire la storia di quel suo avventuroso avo. Angelo costudisce tra i vari cimeli di Giovanni anche il diario della sua vita, per ora non pubblicato.
Con queste parole Giovanni Viganò apriva il diario delle sue memorie: “Il tempo più bello della mia vita, fu quello della campagna del 1860; noi garibaldini eravamo cittadini armati, cioè insorti".
La giovinezza del garibaldino Giovanni Viganò.
Giovanni Viganò, nato il 16 novembre al Mercantone, località-quartiere nei pressi dell’attuale chiesa parrocchiale di Besana, apparteneva ad una modesta ma intraprendente famiglia di Besana Brianza, tipicamente piccola borghesia, la classe che “ha fatto” l’Italia, a partire dalle Cinque Giornate di Milano.
Suo padre, Pietro, era capomastro e probabilmente aveva una sua modesta azienda. Giovanni nato in un locale del Mercantone di Besana, rimase orfano di madre a sei anni e non ebbe mai un buon rapporto con la matrigna. Per questo motivo, con una scusa, lasciò la famiglia a 11 anni e si trasferì, dal lunedì al sabato, a Imparè, frazione di Usmate, per imparare il mestiere di falegname. A tredici anni lasciò il piccolo borgo per raggiungere Milano e lavorare prima in una bottega di falegname dello zio, alla Darsena di porta Ticinese, poi in altre botteghe milanesi. Per migliorare la sua preparazione, allo stesso tempo frequentava la scuola di disegno domenicale di Brera.
È in quell’ambiente milanese, ancora intriso di forte senso patriottico maturato nel corso delle cinque giornate del 1848, che Giovanni deve aver sviluppato quel forte spirito indipendentista che lo spinse a partire volontario con Garibaldi nelle diverse guerre d’indipendenza.

Chiesa di Besana, a sinistra la casa di Davide Viganò, fratello del garibaldino.
