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Domenico Pacciarini.

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   Il secondo Pacciarini che ha combattuto per l’unità d’Italia è stato Domenico, che nasce a Monluè il giorno 8/8/1818. Di lui abbiamo poche notizie, in particolare desumibili dal congedo rilasciato dal comando austriaco il 31 ottobre del 1850 e dalla scarna biografia riportata sul libro d’oro del patriottismo italiano, di Grottanelli, che riportiamo integralmente:

 

     “Mentre Michele Pacciarini (Michele è un refuso, in realtà parla di Pietro) modestamente come abbiamo veduto, cooperava per la cacciata definitiva degli Austriaci dalla Lombardia, suo fratello [1] Domenico, soldato nel 44° reggimento di fanteria austriaca, alle prime voci di guerra disertava armato dal corpo e andavasi ad unire ai liberali milanesi, prendendo parte attiva ai moti rivoluzionari del marzo e ai combattimenti delle famose Cinque Giornate. Processato e condannato in contumacia a dieci anni di galera, restò in esilio fino al 1859, epoca in cui venne proclamata la gran guerra d’indipendenza".

 

   Quindi, nel 1848, allo scoppio delle cinque giornate di Milano, Domenico disertava dal 4° reggimento di fanteria austriaco, di stanza a Verona, nel quale prestava servizio di leva obbligatorio. In quel tempo la chiamata di leva poteva avvenire tra il 17° e il 23° anno di età e durava circa 8 anni, più due che dovevano essere fatti in una delle nazioni dell’impero austriaco.

Nell’anno della diserzione, Domenico aveva già trascorso ben “sei anni, nove mesi e venti giorni” di servizio militare. Come Domenico, a centinaia si contarono, nel 48, le diserzioni tra i soldati italiani [2] inquadrati nell’esercito austriaco. Molti parteciparono alle Cinque Giornate di Milano e alla successiva prima guerra d’indipendenza. Quasi certamente Pietro e Domenico non si incontrarono mai nella 5 Giornate di Milano, né parteciparono alle stesse battaglie, ma a fasi diverse della guerra. In ogni caso non siamo stati in grado di trovare una qualsiasi forma di corrispondenza tra i due.

   Dopo la sconfitta del Piemonte, sappiamo che gli austriaci impongono a tutto il Lombardo –Veneto lo stato d’assedio, che viene abrogato solo nel 1854 in concomitanza con la data delle nozze dell’imperatore Francesco Giuseppe. Contemporaneamente il governo austriaco annunciava l’istituzione di una speciale corte di giustizia per i reati di alto tradimento, ribellione e sollevazione (chiaro riferimento ai moti delle 5 giornate). Solo nel gennaio 1857, viene decretata un’amnistia generale per i delitti politici. Pochi mesi dopo, il 28 febbraio, il maresciallo Radetzky viene collocato a riposo, ma non lascerà la città dove continuerà a vivere, nella bella villa reale di via Palestro, fino alla morte avvenuta Il 5 gennaio 1858, mai osteggiato dai cittadini che evidentemente lo temevano, ma anche lo rispettavano. Dopo esequie solenni officiate in Duomo, la salma verrà trasportata in Austria e sepolta nel cimitero degli eroi di Stockerau, nei pressi di Vienna. In sostituzione del maresciallo, l’imperatore Francesco Giuseppe nominerà governatore generale del Lombardo-Veneto, l’arciduca Massimiliano d’Asburgo, fautore di una politica di distensione.

Solo allora, quando era sicuro che la sua condanna come disertore era stata condonata, Domenico Pacciarini chiese il congedo e lo ottenne il 13 ottobre 1857, poi tornò a vivere nella sua Monluè, dove era nato. Ma la ripresa della vita civile non deve essere stata semplice. Scrive infatti Grottanelli:

 

 “danni finanziari vennero alla famiglia Pacciarini dalla guerra del 1859, inquantochè in una vasta tenuta da essa gestita in affitto, bivaccarono per oltre cinque giorni, 1500 cavalli dell’esercito francese, distruggendo tutto per un importo, mai indennizzato, di circa diecimila lire”.

 

Il 1859, è l’anno nel quale inizia la seconda guerra d’indipendenza italiana, combattuta dal Piemonte, con l’alleato francese, contro l'Austria, dalla fine di aprile al 12 luglio 1859. È del tutto plausibile che una parte della cavalleria francese si sia accampata nella vasta campagna milanese della tenuta di Monluè, provocando danni facilmente intuibili. Purtroppo poi l’Italia, come da triste consuetudine … non ha pagato i danni.

Di Domenico non abbiamo altre notizie

 

     Un commento: la sorte non è stata tenera con i due Pacciarini: Pietro e Domenico. Entrambi combatterono per liberare la loro terra dallo straniero, ma come spesso accade, il loro entusiasmo giovanile e i loro sacrifici non furono mai ricompensati. Infatti, Pietro, volontario della I guerra d’indipendenza, non percepì l’assegno annuo di 100 lire dato a quanti parteciparono a quella campagna di guerra; mentre Domenico non ottenne alcun risarcimento per i danni subiti all’inizio della seconda guerra d’indipendenza.

 

[1] Dai registri delle nascite di Monluè, Domenico risulta non essere il fratello di Pietro Pacciarini, ma cugino.

[2] Cattaneo; dell’insurrezione di Milano nel 1848, oscar Mondadori, prefazione di Giorgio Rumi, 2001, pag. XVIII

Fratello
Italiani
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