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IL RE BUONO.

    Sulla lapide riportata c’è scritto “ospite in lieti giorni acclamato…” Certamente i nobili che vivevano felici nelle loro ville, poste sugli ameni colli brianzoli nutrivano un sentimento d’affetto verso re Umberto. In realtà egli fu un personaggio fortemente controverso tanto da essere stato assassinato a Monza, nel 1900, dall’anarchico Gaetano Bresci per vendicare i molti milanesi che, durante uno sciopero generale per il pane, furono spietatamente uccisi a cannonate dal generale Bava Beccaris. Come premio Beccaris fu insignito della “gran croce dell’Ordine Militare dei Savoia”.

Questo misfatto distrusse per sempre la leggenda del “re buono”, fama che re Umberto aveva acquisito soprattutto durante una visita a Napoli, città in preda al colera.

   Re Umberto fu personaggio controverso, duro conservatore (come tutti i Savoia), fautore delle disastrose guerre coloniali in Africa, ma anche affettuosamente paterno tanto da destinare aiuti, tratti dal fondo personale, alle popolazioni colpite da calamità naturale e aver abolito la pena di morte nel 1889.

   Stupisce che solo pochi anni dopo il suo assassinio la lapide ricordi così vistosamente il tratto di “ re buono” di Umberto . Evidentemente i maggiorenti del consiglio comunale di Besana preferirono ricordare il lato migliore di quel controverso re d’Italia.

  Re Umberto I sposò nel 1868 l’allora diciasettenne cugina Margherita (1851-1926) figlia di Ferdinando di Savoia-Genova, fratello di Vittorio Emanuele II; per l’occasione venne creato il corpo dei “Corazzieri reali”. La coppia reale si stabili a Napoli, dove nacque il loro unico figlio Vittorio Emanuele III, principe di Napoli.  

   Lei che divenne regina a soli 17 anni era una bella donna,  bionda, colta, dotata di grande carisma e fascino. Di fatto è intorno a Lei, vera “influencer” della casa reale, che si è costruita e ampliata la fama della dinastia dei Savoia. Il suo salotto al Viminale, molto frequentato da celebri personaggi come Carducci il quale le dedico versi appassionati, era il centro della vita intellettuale non solo romana,

   Appassionata di alpinismo la regina Margherita, celebre anche per la pizza che Napoli inventò in suo omaggio, ebbe un forte legame affettivo con il barone Luigi Beck Peccoz con il quale condivise numerose vacanze estive e scalate sulle cime delle Alpi. In omaggio della regina nel 1893 fu inaugurata, alla sua presenza, la celebre capanna Margherita posta sulla vetta della punta Gnifetti a 4554 metri di quota

   La vita sentimentale della regina Margherita fu non semplice in quanto il Re, ufficialmente suo sposo, aveva da sempre un vero e forte legame amoroso con la duchessa Eugenia Litta Attendolo Bolognini, la quale aveva una villa adiacente alla villa reale di Monza, dove la coppia reale trascorreva lunghi soggiorni.

  Margherita conosceva perfettamente il fascino che la duchessa Litta esercitava costantemente sul Re ma, essendo donna “di mondo”, intelligente e di grande carattere, accettò sempre con grande “savoir faire”  la costante presenza dell’amante del marito.

Non è un caso che la Regina Margherita abbia ufficialmente autorizzato la duchessa Eugenia Litta ad entrare e sostare da sola nella camera ardente per dare l’ultimo saluto all’uomo che entrambe, pur in modi diversi, avevano amato.

Umberto e Margherita (Wikipedia)
Umberto ed Eugenia Litta
(Facebook)
Margherita e Luigi Beck Peccoz
(Wikipedia)
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