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Corti "il paolotto".

Eugenio si definiva “paolotto” , termine che oggi ha un significato spregiativo: bigotto, bacchettone, baciapile. Ma così non era ai suoi tempi (nato nel 1921). Allora la Brianza, terra da lui amata, era intrisa di forte senso cattolico, di intensa “pietas religiosa”, di sentita appartenenza al proprio paese e alla propria comunità ecclesiale. Tutti partecipavano attivamente ogni domenica alla messa, ai vespri e alle varie processioni che si snodavano per le vie del paese e per i campi. Erano uomini e donne “paolotti”, certamente profondamente cristiani ma anche dotati di ragione… che permetteva loro di accettare criticamente gli insegnamenti dei loro rispettatissimi e “venerati” parroci.

   Un secondo aspetto del “paolottismo” è l’alta considerazione di tutti i brianzoli, preti compresi, verso la “santità del lavoro” visto non come “fatica” ma come benedizione di Dio. Per questo durante la stagione della mietitura, gli uomini potevano lavorare persino la mattina del “giorno del Signore”.

   Questo profondo “senso ecclesiale” si è dissolto in Brianza solo intorno agli anni 1970 che hanno sfigurato il volto non solo della Brianza ma di tutta l’Italia.

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